• Alessio Pia

Una casa editrice indipendente

C’è stato un tempo in cui Mendel era poco più di una fantasia riassumibile nell’idea che, lontano da quella stanca retorica che ci racconta il mercato editoriale in crisi perenne, una nuova economia dell’edizione è possibile, e che a trainarla, devono essere realtà imprenditoriali attente e consapevoli; case editrici che nello spazio per nulla apolitico della cultura riconoscano la pratica narrativa come elemento fondante della costruzione dell’identità, individuale prima e collettiva poi.


Aziende indipendenti – òikos – attorno alle quali definire l’unita di base di una nuova disciplina editoriale che si allontani dai modelli promossi dai grandi gruppi industriali, e promuova invece pratiche di produzione libraria basate sui principi della fiducia e della cooperazione.


Mendel nasce dal tentativo non facile di mettere in discussione quel modus operandi che vorrebbe subordinare il valore di un’opera letteraria alla presunte necessità del mercato; la vulnerabilità morale dell’industria culturale che suggerisce l’ambigua conclusione secondo la quale l’esperienza di lettura sia governata dalle strategie promozionali messe in scena da chi i libri li fa e non, invece, relazionata alla spontaneità di chi dei libri è fruitore.


Un cambio paradigmatico sottolineato fin dal nome del marchio. Conoscitore di tutto ciò che fu prodotto dell’industria editoriale Mendel è – nel breve romanzo Buchmendel di Stefan Zweig – il sovrano monomaniacale di una dimensione fatta di carta e pagine, il monarca di un regno di libri strepitosamente organizzati nella sua prodigiosa memoria. Per Jakob Mendel, tutti i fenomeni dell’esistenza acquistano sostanza solo una volta riassunti in caratteri da stampa, solo a seguito di quel processo di sintesi che li vedrà poi raccolti in un libro.


Per una nuova economia del libro


Con la volontà di restituire ai propri lettori la vita che è alla base di qualsiasi letteratura, Mendel propone un progetto editoriale autonomo e basato sulla convinzione che solo grazie a chi è capace di ricondurre gli eventi destrutturati ed eterogenei della vita entro la forma riconoscibile della narrazione è possibile acquisire esperienza e quindi crescere.

Nel farlo, si riconosce parte di quelle esperienze imprenditoriali che, rivendicando la necessità dell’agire comune, costituisce il corpus della piccola editoria. La stessa che, a prescindere dallo spazio culturale di riferimento, contribuisce a preservare la bibliodiversità e, con essa, la salute dell’ecosistema del libro. Soprattutto, Mendel cerca di alimentare il confronto e di farsi mediatore di quel meraviglioso patto sociale che, con consapevolezza e attenzione, un editore dovrebbe essere capace di tessere fra chi le storie le racconta e chi di storie non riesce a farne a meno.

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